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Viaggio
in Madagascar - Marzia - agosto 2004
Il
viaggio inizia ad Antananarivo, capitale del Madagascar; sono le 7 di
mattina e sono atterrrata da poco dopo 10 ore di volo da Milano. La
temperatura è decisamente fresca, ci troviamo a più di 1.000 mt di altezza e
l’estate australe non è ancora incominciata. Alain, l’ autista che mi
accompagnerà nella prima parte del viaggio, mi accoglie con un grande
sorriso, abitudine che noterò spesso nei malgasci. Solo ora mi rendo conto
di essere arrivata in Madagascar e di poter lasciare alle spalle per un paio
di settimane la frenesia della vita cittadina. La partenza per il tour alla
scoperta del Paese è prevista per domani; oggi la giornata è dedicata a
visitare un piccolo villaggio a poca distanza dalla Capitale. Ambohimanga
sorge in cima ad una collina, in posizione panoramica; un Re della tribù
Merina fece costruire qui la sua residenza verso la fine del 1.700; una
ragazza simpatica si offre come guida e mi racconta la storia di questo
palazzo, spiegandomi ad esempio che le mura di cinta sono state costruite
con milioni di gusci di uova impastate con albume, fango e altri materiali.
L’atmosfera è molto suggestiva e la vista superba. Nel pomeriggio Alain mi
accompagna nel centro di Antanananarivo al famoso mercato dello Zoma, un
tempo uno dei più grandi dell’Africa e oggi per ragioni di sicurezza,
frazionato in vari mercati come quello dei fiori, quello artigianale e così
via. Al mercato dello Zuma si può acquistare ogni genere di oggetti, dagli
utensili da cucina ricavati dalle corna di zebù e da legni più o meno
pregiati, alle stoffe, alle borse in rafia, ai prodotti in pelle di zebù,
alle spezie, tra cui la vaniglia è forse la più preziosa.
Il
giorno successivo si parte per un lungo tour di circa 1000 km che dalla
Capitale, attraverso gli altopiani centrali, mi porterà in 6 giorni sulla
costa sud occidentale del Madagascar. Parte dell’itinerario si snoda tra
dolci altopiani coltivati a terrazze, semplici villaggi dove non mancano mai
colorati mercati; lungo le strade sono molte le persone che si spostano da
un villaggio all’altro percorrendo a piedi o a bordo di carri trainati da
zebù fino a 20/30 km al giorno per andare a vendere i prodotti della terra
nei mercati o scambiarli con altri generi di prima necessità. Il Madagascar
è un Paese povero ma fortunatamente, a parte poche eccezioni, la gente ha di
che mangiare. Quello che mi colpisce maggiormente sono i colori della terra
di un rosso acceso (ricca di laterite) che crea grande contrasto con il
verde dei campi e l’azzurro intenso del cielo.
La
prima tappa è la cittadina di Antsirabe, che sorge vicino a un grande lago;
qui sono rimaste varie costruzioni dell’epoca coloniale ed è piacevole
aggirarsi tra le strade percorrendo alcuni tratti a bordo dei pousse pousse,
carretti a due posti trainati a braccia da uomini, sono i taxi locali e per
i turisti sono un vero tormento…. Il giorno successivo partenza come sempre
di buon ora per visitare i villaggi Zafimaniry che si trovano in mezzo alle
montagne ai margini della foresta. La tribù dei Zafimaniry è nota per
l’abilità degli artigiani specializzati nell’intagliare il legno. Le loro
case sono sono spesso vere opere d’arte.
Il
viaggio continua con una visita al Parco Nazionale di Ranomafana che
protegge circa 40.000 ettari di foresta pluviale, popolata da numerose
specie di lemuri. I lemuri sono delle pro-scimmie, primati da cui poi si
evolute in africa varie specie di scimmie. Questi simpatici mammiferi si
differenziano in 14 specie e in Madagascar hanno trovato un habitat a loro
favorevole. Nel parco di Ranomafana vivono inoltre oltre 100 specie di
uccelli, rettili e camaleonti. Dopo 6 ore di cammino nella foresta sono
pronta per un’ ottima cena malgascia e una bella dormita.
Prima di partire da Antananarivo ho chiesto ad Alain di tenere gli occhi ben
aperti per vedere se è possibile assistere ad uno dei riti che regolano la
vita dei malgasci; se si è fortunati infatti ci si può imbattere in qualche
grande festa data ad esempio per inaugurare una nuova abitazione o per
rendere omaggio agli spiriti che svolgono un ruolo importante nella vita
della popolazione. Uno degli avvenimenti più importanti nella vita di una
famiglia è la cerimonia con cui vengono onorati i defunti. Vengono riesumati
i resti, le ossa vengono accuratamente spalmate di olio sacro prima di
essere ricoperte da stoffe e portate in giro per permettere allo spirito di
vedere i cambiamenti del villaggio dopo la sua morte; la cerimonia è seguita
da una grande festa che culmina con il sacrificio di uno o più zebù e il
banchetto può durare giorni interi. Purtroppo non sono così fortunata, sarà
per la prossima volta!
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In
compenso arriviamo ad Ambalavao proprio nel giorno del grande mercato
settimanale di zebù, centinaia di capi di bestiame vengono venduti e
scambiati dalle tribù dei Bara, in maggioranza allevatori e nomadi; seguire
le contrattazioni è un’esperienza davvero interessante perché ricca di riti
e gesti pieni di significati che Alain pazientemente mi spiega. Ad Ambalavao
c’è una vecchia cartiera artigianale che produce la famosa carta di
Antaimoro, ricavata dalla lavorazione della sisal (una pianta locale) su cui
vegono incollati a mano dei fiori secchi.
Da
Ambalavao in poi il paesaggio cambia, il clima più secco lascia spazio
a grandi praterie; imbocchiamo una pista di terra rossa che ci porterà al
Parco Nazionale dell’Isalo. Questo parco, che include l’omonimo massiccio,
protegge un’area di oltre 80.000 ettari con formazioni rocciose scolpite
dagli agenti atmosferici che creano una magica atmosfera. La vegetazione è
concentrata all’interno di canyon dove si trova acqua in abbondanza. Sono
numerosi i percorsi di trekking che consentono di esplorare il Parco
visitando canyon, piscine naturali, grotte, arrampicandosi su ripidi
sentieri che attraversano il massiccio roccioso. Verso sera Alain mi porta
alla famosa “finestra dell’Isalo”, costituita da pietre naturali che il sole
al tramonto illumina tingendo le rocce e il paesaggio con diverse sfumature
di colore.
L’ultima tappa di questo tour mi porta a Tulear, città sulla costa sud
occidentale del Paese. Dopo un giorno di riposo, eccomi pronta ad affrontare
un altro scenario del Madagascar. Percorrerò circa 160km di pista costiera
in direzione nord tra Tulear e Ampassilava per arrivare al Laguna Blu
Resort, meta del mio soggiorno mare. Partenza come sempre di mattina presto,
ormai sono perfettamente a mio agio con i ritmi dei malgasci che vivono la
giornata dalle prime luci dell’alba fino al tramonto; d’altra parte siamo in
un Paese dove l’elettricità è diffusa solo nelle città e quindi ogni
attività si ferma con l’oscurità. Il mio nuovo autista è di origine indiana,
anche se vive in Madagascar da generazioni, dice di conoscere la pista
meglio di casa sua; l’auto, una vecchia 4x4, sembra averne passate un po’ di
tutti i colori, ma l’autista garantisce sulla sua affidabilità. Il tempo di
fare alcune provviste commissionate dal Resort e si parte.
Il viaggio durerà 8 ore + 1 ora mezza di pausa per il pranzo, sono arrivata
a destinazione a pezzi, ma affascinata a tal punto dalla bellezza dei luoghi
che sarei pronta in qualsiasi momento a ripetere l’esperienza. La pista
costiera attraversa tratti di foresta spinosa, si vedono qua e la alberi di
baobab a volte giganteschi e dalle forme più strane, si costeggiano
splendide baie deserte con spiagge di sabbia bianchissima e caratteristici
villaggi di pescatori. La tribù che vive su questo tratto di costa del
Madagascar è quella dei Vezo, abili pescatori e costruttori di piroghe con
le quali percorrono anche grandi distanze. Si presume che i primi uomini
arrivarono in Madagascar proprio attraversando l’oceano indiano a bordo di
grandi piroghe con bilancere che assicura stabilità nella navigazione. A
metà del percorso decidiamo di fermarci per il pranzo nel villaggio di
Salary, il menù prevede pesce appena pescato che durante la cottura sulle
braci viene ripetutamente spalmato con un’intingolo, il tutto accompagnato
da uno squisito riso al cocco. Il resto del percorso, come del resto il
soggiorno al Laguna Blu Resort, mi ha permesso di scoprire baie e spiaggie
una più bella dell’altra, di fare snorkelling su una splendido tratto di
barriera corallina popolato da pesci e coralli, di visitare isole deserte
circondate da un mare dal colore turchese e di conoscere alcuni degli
abitanti dei villaggi Vezo. Un anziano pescatore ha tentato di spiegarmi
come si costruisce una piroga! La natura selvaggia di questa zona ancora
poco conosciuta consente di fare escursioni davvero interessanti, come
quella alla piana dei baobab, dove vivono alcuni esemplari di aquile, oppure
al lago che ospita tra febbraio e aprile gruppi di fenicotteri rosa. Il
rientro da Morombè, l’aeroporto più vicino, è a bordo di un twin otter, un
piccolo aereo a 19 posti da cui posso ammirare per l’ultima volta, da una
prospettiva differente, questo splendido tratto di costa. I giochi che la
marea crea sulla sabbia, sono l’ultima immagine di questo viaggio. |


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