Mauritius - zucchero

Mauritius - Un po' di storia

Sembrerà strano (e lo sembrerà ancor di più dopo essere stati a Mauritius), ma l’isola è rimasta disabitata fino a quattro secoli fa. Sappiamo per certo che gli arabi la conoscevano già intorno al 1200 con il nome di Dina Arobi, l’“isola deserta”, ma è solo con la “scoperta” del portoghese Pedro de Mascarenas nel 1505, e poi in successione con la colonizzazione olandese, francese e, infine, inglese che l’isola divenne terra abitata.

Proprio i coloni europei – o quantomeno il loro impatto con l’ambiente naturale – sembrano essere la causa dell’estinzione di uno degli abitanti storici di Mauritius: il dodo, un uccello dall’aspetto buffo e un po’ sgraziato, avvistato per l’ultima volta verso la metà del XVII secolo. I portoghesi non lasciano quasi traccia. Della fallimentare colonizzazione olandese rimangono qualche insediamento e alcune parole, ma soprattutto il nome odierno dell’isola: Mauritius, come il principe Mauritz van Nassau cui la conquista dell’isola venne dedicata.

Ma con i francesi è tutta un’altra storia. Arrivano all’inizio del XVIII secolo, e dopo i primi anni di difficoltà, si ritrovano tutti sotto la guida illuminata di Bertrand Mahé de Labourdonnais: Mauritius (nel frattempo diventata l’Ile de France) diventerà la colonia modello dell’Oceano Indiano. I problemi arrivano con la rivoluzione e con l’arrivo di Napoleone: la colonia si allontana sempre di più dalla madre patria, e gli inglesi hanno buon gioco nell’impadronirsene nel 1810. L’isola ritorna a chiamarsi Mauritius, e la storia sarà comune a quella di tante colonie inglesi: prima entra a far parte del Commonwealth e poi si trasforma in repubblica autonoma.

La storia è sempre quella, ingloriosa, della schiavitù: a partire dagli olandesi, l’isola vide sbarcare nei secoli decine di migliaia di prigionieri provenienti soprattutto dall’Africa continentale e dal Madagascar. Con l’abolizione della schiavitù l’isola conobbe prima il fenomeno del lavoro coatto, con una vera fiumana di immigrati provenienti dal subcontinente indiano, e poi quello molto più contenuto dell’immigrazione borghese: mercanti indiani e cinesi, insieme ad avventurosi europei, venuti a cercar fortuna nelle colonie.

Il risultato di questo incrociarsi di popoli? Uno stupefacente incontro tra Europa, Asia e Africa, che ha dato origine ai quattro gruppi etnici principali: i creoli, gli indo-mauriziani, i sino-mauriziani e i franco-mauriziani. Stupefacente soprattutto perché, a differenza di molte ex-colonie, qui la convivenza è veramente serena e nell’isola non c’è alcun fenomeno di tensioni razziali.

Trent’anni per passare da un’economia basata sulla monocoltura (zucchero, zucchero, e ancora zucchero) a “miracolo economico” tra i paesi in via di sviluppo. Tutto ciò è potuto avvenire grazie ai quattro pilastri della nuova economia mauriziana: turismo, agricoltura, industria manifatturiera e servizi finanziari internazionali. Mauritius è all’avanguardia anche per le infrastrutture: Internet, ad esempio, è diffusissimo e il governo mauriziano è stato il promotore della creazione di un grande network senza fili, che permette di collegarsi tramite wi-fi su oltre il 70% del territorio dell’isola. Se ci aggiungiamo una stabilità politica straordinaria, è facile capire il perché del miracolo mauriziano.