Myanmar: cenni storici, ieri e oggi

Cenni di storia

Il massimo splendore della antica civiltà in questa regione asiatica si ebbe tra gli anni 1.057 e 1.280 circa d.C. dopo che le tribù Mon colonizzarono parte della regione occupata attualmente dal Myanmar e dalla Cambogia e si fusero successivamente con altre tribù conquistatrici fondando il grandioso impero di Bagan costruito sulle rive del fiume Ayeyarwady. Bagan era una città favolosa la cui costruzione risale probabilmente intorno all’800 circa. Durante il Regno di Re Anawratha dal 1.044 al 1.077 vennero costruiti numerosi templi che si sono conservati fino ad oggi, palazzi e splendidi monasteri in legno intagliato che purtroppo sono andati nel tempo distrutti a causa di guerre, saccheggi, incendi ecc ecc. Il Re Anawratha durante il suo regno riuscì ad estendere il suo impero a buona parte dell’odierno territorio birmano unificando per la prima volta il Paese e insegnando e diffondendo la religione buddhista theravada che si fuse con culti animisti mai scomparsi e officiati ancora oggi tramite i “Nat” gli spiriti.

Dopo l’anno 1.287 circa a causa di sempre più frequenti invasioni da parte dei mongoli e successivamente da altre popolazioni, il Regno di Bagan fu distrutto, saccheggiato e la regione abbandonata dagli abitanti. Diversi terremoti contribuirono nel tempo a rovinare alcuni palazzi. Le guerre si susseguirono in Birmania fino ai primi del 1.500 quando sbarcarono i primi coloni europei, i Portoghesi, già presenti nella regione Malese e Indiana. Le guerre alternate a periodi di relativa pace continuarono a sconvolgere il Paese fino alla seconda guerra mondiale che vide un periodo di colonizzazione inglese susseguita da quello giapponese e di nuovo inglese.

Il 27 gennaio del 1947 veniva firmato un accordo per la concessione a breve termine dell’indipendenza del Paese. L’elezione di un giovane uomo dai grandi ideali: Bogyoke Aung San, che si era prefissato di portare la democrazia nel Paese, difendere le minoranze etniche e organizzare l’economia fece sognare il travagliato Paese. In un complotto organizzato probabilmente da un leader politico avversario, Bogyoke Aung San fu assassinato 18 mesi dopo, facendo svanire il grande sogno birmano. Si susseguirono anni di lotte tra le varie tribù alcune delle quali sostenute dalle forze comuniste presenti nella Regione Cinese ed altre appoggiate più tardi dagli Stati Uniti in lotta contro il comunismo. Il Paese si avvio verso una forma di socialismo estremo ai comandi del Generale Ne Win che decise una politica di isolamento che durò per quasi 30 anni distruggendo ogni tentativo di economia privata e soffocando nel sangue alcuni tentativi di rivolta.

La Birmania per volontà del regime nel 1989 cambia nome e diventa Myanmar; è stata per anni governata da un Regime Militare; ai cittadini non era permesso vedere canali televisivi esteri, l’uso del telefono cellulare e satellitare ad eccezione di pochi autorizzati, non è stato permesso accedere ad internet (solo alla posta elettronica che comunque era controllata); le riviste e i giornali stranieri arrivavano in pochissime copie distribuite nei grandi hotel e agli stranieri che vivevano nel Paese. In seguito ad alcune manifestazioni di protesta, le Università sono state chiuse per a tempo indeterminato. Aung San Su Kyi, tra i fondatori del partito di opposizione NDL e figlia dell’eroe nazionale, fu messa agli arresti domiciliari a più riprese. Dal 1995 in poi il Paese che versava in condizioni economiche spaventose ha intrapreso una certa apertura grazie ad accordi commerciali con Paesi orientali più evoluti e alla liberalizzazione dell’economia interna; qualcosa ha iniziato a cambiare, anche se la strada da percorrere era ancora molto lunga.

Il Myamar oggi

Tra mille difficoltà nel 2010 si sono svolte le prime elezioni dopo vent’anni anche se definite dall’Onu estremamente irregolari, con il trionfo di un partito vicino ai militari. Aung San Su Kyi fu liberata dagli arresti domiciliari e poté iniziare a parlare di nuovo con i media di tutto il mondo. Il nuovo presidente iniziò a scarcerare i prigionieri politici, alleggerire la censura e liberalizzare l’economia. Furono abolite le sanzioni internazionali e a Yangon iniziarono ad arrivare i leader di tutto il mondo. Negli anni successivi l’economia si è sviluppata rapidamente: investitori stranieri si sono precipitati a fare affari in un mercato rimasto chiuso per quasi 50 anni. Le elezioni del 2015 secondo gli osservatori internazionali si sono svolte in modo libero e imparziale ed hanno visto una vittoria schiacciante del Partito di Aung San Su Kyi

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