Myanmar. Libri consigliati

Loro Piana. The lotus Flower. Il tessuto nascosto nell'acqua. Skira, 2011

Da secoli in Myanmar, ex Birmania, terra incontaminata e specchio di un’Asia nobile e poetica, la popolazione Intha vive in piena armonia con la natura. Sul Lago Inle gli Intha hanno sviluppato una sorprendente attività di “coltura” sulle acque, creando giardini e orti galleggianti. Questi “figli del lago”, immersi in un’esistenza senza tempo, perpetuano una tradizione secolare: raccolgono il fiore di loto, pianta sacra nella religione buddista, densa di significati simbolici e poetici quanto ricca di prodigiose proprietà medicinali, e ne estraggono una sottilissima fibra che non ha eguali in natura, con la quale producono un tessuto raro e prezioso, morbido come la seta e più fresco del lino, patrimonio e gioiello d’Oriente.

Dopo aver scoperto quasi per caso, attraverso il dono di un amico, le eccezionali qualità di questo tessuto, Loro Piana ha deciso di approfondirne la conoscenza attraverso un lungo viaggio compiuto in Myanmar. Certi di aver trovato una straordinaria materia prima, dalle caratteristiche uniche al mondo, hanno cominciato a lavorare per farla conoscere nel mondo occidentale. L’intervento di Loro Piana, in piena collaborazione con i “figli del lago” e nel rispetto dei tempi lunghi e delle tradizionali modalità di lavorazione in loco della fibra, contribuisce pertanto a mantenere viva una tecnica antichissima ma a forte rischio di estinzione, poiché la resa economica è estremamente scarsa e la lavorazione completamente manuale.
Attraverso una carrellata di oltre cento magnifiche fotografie, in questo volume si narra della terra del Myanmar, della vita del suo popolo e dell’antica tecnica della raccolta del fiore di loto e della filatura della sua fibra. http://www.skira.net/lotus-flower.html 

Christine Jordis. Passeggiate in terra buddista.Birmania. Obarrao, 2011

In questo diario di viaggio, Christine Jordis, infaticabile esploratrice delle culture asiatiche, cerca di penetrare nello spirito del popolo birmano con mente libera da preconcetti occidentali e con una sensibilità attenta alle più sottili sfumature umane. Nel dolce ritmo della discesa del fiume Irrawaddy, sulle sinuose strade di montagna, nelle miniere di rubini di Mogok, così come nella pace dei templi buddhisti e nei dialoghi con le persone incontrate, l’autrice va alla ricerca di quel “meraviglioso che noi non abbiamo neanche iniziato a comprendere...”. Le illustrazioni di Sacha Jordis create durante il viaggio evocano questo percorso.

Il libro ci conduce con garbo e competenza attraverso una serie di indimenticabili passeggiate nel cuore religioso, estetico e politico della Birmania di oggi, uno dei pochi paesi del Sudest asiatico che ha saputo conservare intatte le proprie tradizioni e la propria cultura malgrado le lotte intestine e le devastazioni della dittatura. Una forza che, secondo il premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, i birmani devono soprattutto al buddhismo http://www.obarrao.com/passeggiate.html

Una vita da dissidente. Win Tin. Obarrao, 2011

Win Tin, braccio destro di Aung San Suu Kyi e cofondatore della Lega Nazionale per la Democrazia, è con lei la grande voce della resistenza contro la giunta militare al potere in Birmania.
Malgrado l’oppressione del regime, Win Tin si è sempre battuto per la democrazia con le armi dell’intelletto e della scrittura, dapprima come giornalista e poi come attivista politico, subendo una lunga prigionia per “propaganda antigovernativa”. All’indomani della liberazione, continua la sua lotta raccontando in questo libro-testimonianza la dura esperienza di prigioniero politico nel carcere di Insein, tristemente noto per le disumane condizioni di detenzione.
7000 giorni, diciannove anni della sua vita (dodici dei quali di isolamento), descritti in tutta la loro crudezza, nella speranza che conoscere la verità “possa aiutare le persone a capire le sofferenze” di quanti si battono per la democrazia in Birmania. http://www.obarrao.com/dissidente.html

Il silenzio e i suoi colori. A piccoli passi in Myanmar (Birmania), Roberta Lodi Pasini e Gabriele Tamburini. Aereostella. 2010

Addentrarsi per la prima volta in Myanmar, il Paese che una volta si chiamava Birmania, significa scoprire una terra inaspettata e bellissima, sebbene complicata da una difficile situazione politica. E significa incontrare i volti sereni e dignitosi della sua gente nonostante tutto. Ogni cosa, qui, è come offuscata dall’umidità e dalla polvere, e ammantata di selenzio.

Ma è proprio attraverso la coltre di nebbia e di sabbia che si intravede lo splendore: le tonache arancioni dei monaci buddhisti, il trucco giallo al profumo di mughetto sui volti delle donne e dei bambini, il rosso del betel. Colori vivaci ma mai chiassosi dipingono le città con i taxi Madza blu degli anni Cinquanta, mentre nella campagna ancora primitiva a prevalere sono il marrone delle strade e il blu dell'acqua. E poi ci sono le mille e mille pagode d'oro, oasi di meditazione e, forse, luoghi prediletti per l'inesauribile speranza. Pagina dopo pagina, colore dopo colore, melodia dopo melodia: ecco la terra magica dove per troppi anni è vissuta prigioniera Aung san Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991. 

Viaggio in Birmania. Terra di pagode e colori, Michele Cucuzzella. Vallecchi, 2010

Viaggio nel paese del premio Nobel Aung San Suu Kyi, la Birmania, dove essere poveri è normale, dove lo Stato è nemico e la religione padrona; storia di un popolo che combatte in silenzio per conservare la sua innocenza, perché i suoi bambini continuino a intrecciare origami e sperare nel futuro. L'autore durante il suo soggiorno in Birmania, dal 23 giugno al 22 luglio 2008, entra in contatto con la vita reale, conosce storie di persone che vivono ai limiti della sussistenza, cittadini di un paese dal nome affascinante ed esotico, Myanmar, purtroppo ancora oggi pieno di contraddizioni. Il giovane protagonista arriva in Birmania poche settimane proprio dopo il passaggio del ciclone Nargis, troverà difficoltà e sofferenze, ma il lavoro in una scuola elementare di Mandalay gli permetterà di conoscere il volto nascosto di questo affascinante paese. L'anno seguente si ripresenta di nuovo l'occasione per ritornare a far visita agli amici, Aik Wa, Owen, Shirley, ma anche per portare un aiuto economico e tanti giocattoli per i bambini di Mandalay. 

La sposa birmana, Journal-Gyaw Ma Ma Lay. OerreO, 2008

“Questa è la Birmania, e sarà diversa da ogni altra terra che tu possa aver conosciuto.”
Sullo sfondo di una Birmania dei primi anni ’40 e della lotta di liberazione dal giogo britannico guidata da Aung San, eroe nazionale e padre di Aung San Suu Kyi, si svolge la storia di una giovane donna costretta a subire il fascino della vita coloniale. http://www.obarrao.com/sposa-birmana.html

 Lettere dalla mia Birmania, Aung San Suu Kyi. Sperling & Kupfer, 2007

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, ha sempre tentato di riportare la democrazia e i diritti civili in un paese, la Birmania, attuale Myanmar, soggetto a un regime spietato e autoritario, che ha tentato di fermarla in tutti i modi, con cieca arroganza, attraverso profonde umiliazioni, come l'arresto, la detenzione, l'allontanamento della famiglia. Ma lei non si è mai arresa. In questo libro parla della sua terra con passione, malinconia e lucidità: fa uno struggente ritratto della Birmania, delle sue tradizioni, degli usi e dei costumi più significativi, e rende onore agli uomini semplici, agli artisti, agli intellettuali che a caro prezzo tengono vivo nella loro patria il sogno della democrazia.

 Il palazzo degli specchi, Amitav Ghosh. Neri Pozza, 2007

Nel novembre del 1885, quando giunge a Mandalay, Rajkumar ha undici anni e lavora come aiutante e garzone su un sampan. Dopo aver risalito l’Irrawaddy dal golfo del Bengala, la sua barca si è dovuta fermare per riparazioni e il ragazzino indiano si è spinto per un paio di miglia nell’entroterra ed è arrivato nella capitale del regno di Birmania. Vi è arrivato nei giorni della fine del regno. La casa reale ha chiamato i sudditi a combattere contro gli eretici e i barbari kalaa inglesi, per difendere l’onore nazionale e «avviarsi sul cammino che conduce alle regioni celesti e al Nirvana». Ma gli inglesi hanno la più grande flotta che abbia mai navigato un fiume, cannoni che possono abbattere le mura di pietra di un forte, fucili a retrocarica, mitragliatrici a ripetizione, e tre battaglioni di sepoy temprati da mille battaglie. Il 14 novembre del 1885 hanno varcato il confine e due giorni più tardi si sono impadroniti degli avamposti di Nyaungbinmaw e Singbaungwe e hanno distrutto a cannonate il forte di Myingan con una precisione impeccabile, senza perdere neppure un soldato. L’esercito birmano si è disintegrato, i soldati sono fuggiti sulle montagne con le armi, due ministri hanno fatto a gara nel tenere sotto sorveglianza la famiglia reale, e il popolo di Mandalay si è riversato nel palazzo reale saccheggiando e mettendo a soqquadro ogni cosa. Rajkumar si aggira ora nel vastro atrio al centro della cittadella, in quello che tutti chiamano il Palazzo degli specchi, con le sue pareti di cristallo lucente e i soffitti rivestiti di specchi, e guarda stupito la gente staccare decorazioni, rompere preziose cassette delle offerte, estrarre pietre dure dal pavimento di marmo, portarsi via intarsi d’avorio dalle cassapanche di legno. In questi giorni, però, in cui finisce il regno birmano e decade lo splendore dell’orgogliosa famiglia reale, si innalza anche la fortuna di Rajkumar. Nell’arco di sessant’anni, Rajkumar diventerà ricco grazie al commercio di legname, perderà tutto durante la guerra e, rifugiato a Calcutta nei giorni della sua vecchiaia, rimpiangerà il «paese d’oro» della sua giovinezza. Romanzo epico, indimenticabile affresco di un secolo di storia nelle ex colonie britanniche, Il palazzo degli specchi è una di rare opere in cui si schiude «l’incanto di mondi lontani» (The Times).

Premiata macelleria delle Indie, Alessandro Gilioli. Rizzoli, 2007

Sotto il tetto del mondo, in paesi dove le prime avvisaglie della modernità convivono con la miseria e con l'illegalità più brutale, un rene costa poche centinaia di dollari, un bambino qualche migliaio di rupie. L'inchiesta di Alessandro Gilioli attraverso l'India, il Nepal, la Birmania e il Bhutan ci scaraventa in un universo capovolto, in cui la vita umana vale meno di niente e la disperazione si mescola al nuovo consumismo, intrecciando legami oscuri tra l'Oriente e l'Occidente, la povertà e la ricchezza, l'istinto di sopravvivenza e i bisogni più estremi dei paesi industrializzati. Sullo sfondo dei paesaggi leggendari dell'Asia subhimalayana, dove guerriglieri maoisti si scontrano con monarchi sanguinari e migliaia di persone vivono rinchiuse per anni nei campi profughi senza sapere il perché, i crudeli paradossi della vita quotidiana ci svelano tutte le ambiguità e le più sconosciute contraddizioni del nostro piccolo grande pianeta. 

Birmania. Sui sentieri dell'oppio, Aldo Pavan. Feltrinelli, 2007

Reportage di viaggio di un turista impegnato, il libro si offre come perfetto complemento a una guida turistica classica e si rivolge al viaggiatore engagé che decide di andare in un paese ancora "difficile" come la Birmania. L'autore -fotoreporter che ha a lungo viaggiato in Estremo Oriente- racconta la visita ad alcune delle più importanti attrazioni turistiche della Birmania -il palazzo del Principe Hispaw, i mercati di strada di Yagon, la giungla, il paese dei rubini, gli elefanti, i monasteri buddisti- senza mai distogliere l'attenzione dai grandi temi di fondo. Così la situazione politica, caratterizzata da un governo dittatoriale paramilitare all'interno di un contesto che sta lentamente evolvendo verso il capitalismo, si offre spesso come chiave di lettura di una realtà composita e contraddittoria. Pavan vede e fa cose interessanti e riesce a trasmettere al lettore il suo genuino entusiasmo per quello che gli sta intorno senza per questo abbracciare una visione ingenua e semplicistica del viaggiare. Narrato con lo stile asciutto ed efficace del reportage giornalistico, il libro offre parti di grande impatto narrativo fra le quali segnaliamo la gita in battello sul fiume, la visita nella regione di estrazione dei rubini e le incursioni nelle regioni ribelli dove i guerriglieri di etnia Shan si finanziano vendendo l'oppio. 

Perché i pesci non affoghino di Amy Tan. Feltrinelli, 2006

Bibi Chen, una signora sulla sessantina di origini cinesi che vive in California e si occupa di arte asiatica, organizza un viaggio in Cina e Birmania, a scopo culturale, per un gruppo di amici e conoscenti. Ma, alla vigilia della partenza, muore in circostanze misteriose. I dodici partecipanti alla spedizione decidono di partire ugualmente. Ben presto i programmi originari cambiano e lungo la strada che li porta dalla Cina alla Birmania, a contatto con una realtà tutt'altro che benigna, nel gruppo esplode la disarmonia. Costretti a lasciare la Cina prima del previsto, arrivano in Birmania e, la mattina di Natale, si verifica l'evento più strano e inquietante: undici dei dodici viaggiatori s'imbarcano per una gita su un lago e spariscono. Sono stati rapiti da una tribù locale, i Karen, duramente perseguitata dal governo birmano. Mescolando un pizzico di realismo magico con una dose robusta di realtà,AmyTan tesse un romanzo d'avventura che tiene il lettore avvinto, trepidante per la sorte degli ostaggi, e nello stesso tempo gli fornisce un quadro molto drammatico e interessante dello stile di vita locale. La Tan incrocia abilmente la vicenda del sequestro con le storie personali dei protagonisti (il gigolò onesto, l'attivista dei diritti umani un po' ingenua, il ragazzino incosciente, l'ipocondriaca), di cui seguiamo innamoramenti, paure e sogni, mantenendo la tensione sempre alta, dalle prime pagine a quando la sorte dei rapiti sembra segnata. 

Il pavone e i generali. Birmania, storie da un paese in gabbia, Cecilia Brighi. Baldini Castoldi Dalai, 2006.

Questo libro racconta le vicissitudini e la fuga rocambolesca all’estero di alcuni dei protagonisti politici e sindacali dell’opposizione. Nato dal lungo lavoro di collaborazione dell’autrice con alcuni di loro, Il Pavone e i generali ci presenta un intreccio di vicende attraverso le quali scorre anche la storia politica e sociale della Birmania, dal dopoguerra a oggi, la brutalità e la repressione di questa dittatura di fronte alla quale molti governi ancora oggi chiudono gli occhi.  

Kó - Viaggio in Myanmar di Giacinto Cosenza e Davide Ferrario. Cagliari, Sirai, 2006

Kò, viaggio in Myanmar è un volume nato dalla volontà dei due autori di rendere testimonianza della vita in un paese poco conosciuto, che trasmette a chi lo visita forti emozioni e fa trasparire, nonostante la cortina di controllo governativo, la vita di una popolazione che vive una libertà molto limitata. Dietro la facciata delle pagode e dei circuiti turistici ci sono infatti altre realtà di negazione della libertà e coercizione, che fanno ad esempio sparire, dietro una recinzione di filo spinato, l'abitazione di intellettuali come Sun Kyi. Una testimonianza che ha ricetuto il patrocinio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. 

Liberi dalla paura, Aung San Suu Kyi. Sperling & Kupfer, 2005

Una raccolta di scritti di Aung San Suu Kyi, la coraggiosa, indomabile dissidente birmana - Premio Nobel per la Pace nel 1991 - tuttora confinata agli arresti domiciliari da una dittatura militare tra le più longeve dell'Asia. Il ritratto spirituale di un personaggio straordinario, cui un paese stremato e sofferente guarda come l'unica speranza per conquistare un giorno la democrazia. Scrive Raimondo Bultrini, corrispondente dall'Asia per la Repubblica, nella bella Introduzione a quest'ultima edizione: "La sua scelta non violenta, come quella dell'altro Nobel per la Pace, il Dalai Lama del Tibet, non ha dato apparentemente che rari e magri frutti, lasciando spazio a quanti anelano una rivoluzione armata per riappropriarsi dei diritti ingiustamente calpestati. Ma, come insegna lo stesso Buddha al quale entrambi si ispirano, un seme buono può conservarsi anche decenni in una scatola finché un giorno, piantato nella terra fertile e nutrito d'acqua e calore, non sboccerà in tutta la bellezza della sua natura pura e incontaminata". E, nonostante le apparenze, la sua lotta ha già cominciato a erodere, lentamente ma sensibilmente, le fondamenta del regime. Aung San Suu Kyi, che ne è consapevole, proprio per questo non teme i suoi persecutori, nella ferma convinzione che prima o poi verranno sconfitti. 

In Asia, Tiziano Terzani. Milano, Editori associati, 2004

Tiziano Terzani e l’Asia, una storia lunga una vita. Ma è Terzani a raccontarci l’Asia o è l’Asia a raccontarci Terzani? Difficile dirlo, tanto forte è il legame che quest’uomo ha deciso di stringere con il più misterioso e contraddittorio dei continenti. Leggendo questo libro, che nell’avvincente varietà delle sue pagine si offre come autobiografia e reportage, cronaca di costume e racconto d’avventura, ci si trova a rivivere gli eventi che hanno segnato la storia asiatica degli ultimi trent’anni, a ripensare ai grandi ideali che l’hanno formata e ai protagonisti delle sue svolte, a dare uno sguardo al suo futuro. E al tempo stesso Terzani ci invita a prestare ascolto all’altra voce, quella dell’Oriente vero, vissuto nella sua quotidianità, in mezzo alle donne e agli uomini, alle difficoltà, ai contrasti, ai riti, alle curiosità… ai mille volti del continente che più degli altri sembra destinato a influenzare il nuovo secolo che è cominciato. 

Birmania Football Club, Andrew Marshall. Instar Libri, 2004

Un viaggio non convenzionale ed emozionante nella Birmania moderna, la cui tragedia è ricostruita e spiegata a partire dal suo passato di colonia britannica. La scusa è quella di seguire le tracce di sir George Scott, avventuriero scozzese dell’epoca vittoriana che ha fatto conoscere il calcio in questo remoto angolo dell’Asia. Birmania Football Club è al tempo stesso un racconto d’avventura, un’indagine storica e un reportage su uno dei Paesi più "caldi" del pianeta. Prendendo ispirazione dai diari inediti di Scott, Andrew Marshall ripercorre gli itinerari dell’esploratore: dal dilapidato splendore coloniale di Rangoon alla mitica città reale di Mandalay (immortalata da Kipling in una delle sue poesie più famose), fino al remoto cuore tribale nel Nord del Paese. Accanto al ricordo del passato emerge, vivo e tormentato, il presente di una nazione dove dal 1962 detta legge una dittatura militare che, finanziata dal traffico di droga, spadroneggia nel Paese isolandolo dal resto del mondo, e tiene Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace e leader del Movimento Democratico birmano, agli arresti domiciliari. 

C'era una volta l'Oriente, Pico Iyer. Neri Pozza, 2000

Le strade della Cina, "dove la gente in parte festeggia, in parte si ritrae dagli occidentali"; i bar tradizionali di Manila, "dove gli antichi conquistatori e gli antichi conquistati danzano dei lenti, guancia a guancia, con un affetto e un senso di colpa, nati da una lunga familiarità"; le alte vette dell'Himalaya, "dove ricchi occidentali, desiderosi di dissipare le loro ricchezze per trovare la religione, incontrano i saggi del luogo, così poveri, che hanno fatto della ricchezza una religione"; i bui bar di Bangkok, dove capita che un uomo occidentale e una ragazza thailandese si rivolgano timide domande e sguardi esitanti senza che "nessuno dei due sappia se cerca l'amore o qualcos'altro"… , in una parola, l'Asia, in cui quotidianamente Oriente e Occidente oggi si incontrano, si mescolano e si confrontano, è narrata e celebrata in queste pagine. Pico Iyer non descrive soltanto gli eventi inusitati di questo incontro, ma ne canta quasi i modi. L'incontro tra Oriente e Occidente "somiglia a una festa nuziale", in cui ciascuno dei due sposi "ha di fronte un mistero ignoto" che, come tutti i misteri attrae e ridesta il sapore della sfida, "risveglia in noi tanto l'amante che il conquistatore"". Come in tutte le nozze, anche in questo matrimonio - ambiguo e sincero insieme - nessuno dei due sposi è più quello che era prima e, soprattutto, è più quello che l'altro voleva. Se in India si può assistere a un remake di Rambo con una protagonista femminile vestita con un sari d'ordinanza, e in un ristorante thailandese si può scorgere un occidentale che fa colazione con ananas e un orientale, invece, con hot dog, è evidente che la scena è ormai occupata dai figli di questo matrimonio, irriconoscibili forse ai loro stessi genitori. Pico Iyer è più che uno scrittore di libri di viaggio. È uno straordinario narratore che, con la sola descrizione dei fatti, è in grado di darci ragione di un mondo in cui, come scrive Gita Metha nel suo Karma Cola, "tutti pensavano che tutti gli altri fossero ridicolmente esotici. E tutti si sbagliavano". «Un vortice di volti e paesi diversi… da Bali al Giappone, dal Tibet alla Thailandia passando per Filippine e Birmania». Il Giornale. 

Strade di bambù: viaggio in Cina, Laos, Birmania, Marco Del Corona. EDT 1999

Un diario-reportage anomalo e divertente. Scritto con stile sintetico e incisivo, il libro procede per veloci flash che permettono di cogliere gli aspetti essenziali dei vari Paesi. Fornisce anche consigli e avvertimenti preziosi per chi è in partenza per un viaggio. 

Bambini d'Oriente di Corrado Ruggeri. Milano, Feltrinelli, 1998

Birmania, Cambogia e Laos descritti con i volti e le storie di uomini e donne feriti dal passato e di bambini che non hanno mai conosciuto l'infanzia. 

Un indovino mi disse, Tiziano Terzani, Editori Associati, 1998

Nella primavera del 1976, a Hong Kong, un vecchio indovino cinese avverte l’autore di questo libro: «Attento! Nel 1993 corri un gran rischio di morire. In quell’anno non volare. Non volare mai». Dopo tanti anni Terzani non dimentica la profezia (che a suo modo si avvera...), ma anzi la trasforma in un’occasione per guardare al mondo con occhi nuovi: decide infatti di non prendere aerei per un anno, senza tuttavia rinunciare al suo mestiere di corrispondente. Il 1993 diviene così un anno molto particolare di una vita già tanto straordinaria: spostandosi in treno, in nave, in auto, e talvolta anche a piedi, Terzani si trova così a osservare paesi e persone della sua amata Asia da una prospettiva nuova, e spesso ignorata. Il risultato di quell’esperienza è un libro fuori dall’ordinario, che è insieme romanzo d’avventura, autobiografia, narrazione di viaggio e grande reportage. 

Passeggiando tra i draghi addormentati, Alberto Arbasino. Adelphi, 1997

"...anche la Birmania ha riaperto destinazioni avventurose e a lungo inaccessibili: Rangoon, Mandalay, i santuari dorati, i mille templi di Pagan. I testi di viaggio qui raccolti traggono origine da reportage apparsi su «la Repubblica»."

MyanmarWadi Destination